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STATUTO ASSOCIAZIONE

REGOLAMENTO 2° PREMIO EMMA ROSSI – Edizione 2017/2018

 

Nota biografica su Emma Rossi

Breve, troppo breve, ma laboriosissima e riempita fino all’orlo è stata la vita di Emma Rossi, scomparsa a 51 anni il 20 ottobre 2003. Una di quelle vite che non conoscono mai un momento di sosta, spinta sempre al massimo, spericolata, come lo è la vita di chi vive il presente tentando di preparare il futuro e che , forse inconsciamente, sa di non avere tanto tempo davanti a sé.

Emma è nata a San Leo, piccolo Comune allora nelle Marche, oggi in provincia di Rimini, da madre italiana e padre sammarinese, Emma era cittadina della Repubblica di San Marino, orgogliosa di essere tale, figlia premurosa verso la sua terra amata, eppure talvolta avvertita come soffocante e gretta da chi, come lei, sapeva guardare lontano con la stessa nitidezza con cui vedeva ciò che le stava vicino.

All’età di 19 anni perde il padre, che muore all’improvviso.

Lei, intelligente e coraggiosa, non si perde d’animo. Aiuta la famiglia, è brillante negli studi, si laurea all’Università di Bologna in lettere e filosofia nel 1974 e comincia presto a lavorare.

Viene incaricata di dirigere la nuova casa-famiglia destinata ad accogliere bambini e ragazzi in stato di abbandono, dopo la chiusura del locale orfanotrofio e nel 1977, quando viene istituito, assume la direzione del Servizio Minori. Il Servizio comprendeva, oltre alla casa-famiglia, l’assistenza domiciliare per i ragazzi con famiglie in difficoltà, la consulenza scolastica e il Centro Educazione Psicomotoria, in cui erano assistiti i minori con gravi handicaps psico-fisici.

Emma ha raccontato mirabilmente l’esperienza educativa e umana, su cui poggia la nascita e la costruzione della casa-famiglia e del Centro Educazione Psicomotoria in un saggio dal titolo “La prova del fare – Educatori, ragazzi e handicaps”, pubblicato nel 1981.

In questo piccolo libro emerge già una personalità molto spiccata e poliedrica. Ci sono tutti i tratti distintivi di una donna generosa, sensibile ai bisogni degli altri, attenta ai particolari, accogliente e protettiva, come lo è o dovrebbe essere per ciascuno la propria casa.

Emma sa “fare casa” ovunque si trovi. Così fa per la casa-famiglia che ospiterà i “suoi” ragazzi e che organizza come una vera casa, scegliendo personalmente gli arredi e curando ogni cosa fin nei minimi particolari perché sia calda ed ospitale.

Così fa per la Scuola Elementare della Repubblica quando, nel 2002, assume l’incarico di Direttore ed una delle sue prime decisioni è quella di sostituire piatti e bicchieri di plastica e tovaglie di carta dei refettori con piatti e bicchieri veri e tovaglie di stoffa e di eliminare l’obbligo dei grembiuli rosa e azzurri per i bambini, liberi così di stare in classe con le loro felpe colorate come a casa propria.

Così fa anche quando, nel 1994, completato il restauro di Palazzo Pubblico sotto la guida sapiente dell’architetto Gae Aulenti, si occupa personalmente – essendo Segretario di Stato (Ministro) al Territorio e all’Ambiente – degli arredi, dei fiori, dei soprammobili perché anche la “casa di tutti i cittadini”, sede della Reggenza e del Parlamento della Repubblica, fosse curata ed accogliente. Per non dire poi della sua casa, del suo gusto di ospitare parenti, amici e colleghi, facendo trovare loro una tavola apparecchiata con gusto ed eleganza, buon cibo e una piacevole compagnia.

Emma lavora con passione e umanità e continua a studiare. Nel 1986 si laurea anche in Pedagogia all’Università di Bologna e, ancora, si specializza in psicopedagogia e poi in psicoterapia familiare e sistemica a conferma che, oltre al desiderio di aggiornarsi e di essere professionalmente preparata, c’è un bisogno profondo di introspezione e di esplorazione dell’animo umano, delle sue emozioni e dei suoi sentimenti, che è un tratto fondamentale del suo carattere.

E’ assetata di conoscenza, desiderosa di sperimentare e di sperimentarsi, mai paga dei risultati raggiunti, instancabile.

Con la legge che nel 1980 ha istituito anche a San Marino gli asili nido, chiesti a gran voce per anni dalle donne con l’appoggio delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori dipendenti, si apre una nuova sfida per Emma. E’ sua infatti la responsabilità di organizzare e dirigere il nuovo servizio. Da questa esperienza di quasi vent’anni trarrà il libro “Un nido per volare”, pubblicato nel 2000, una sorta di manuale per l’ideazione e l’organizzazione degli asili nido, tutt’ora utilizzato.

Nel 2001 pubblica “Oltre il limite. Segni, storie, esperienze attorno e oltre l’handicap”, scritto a quattro mani con Donatella Celli. Anche in questo caso si parte dall’esperienza concreta del centro per disabili “Il Colore del Grano”, del quale viene descritto il funzionamento, per trarne riflessioni e spunti per andare “oltre il limite” appunto, “per tentare di superare i confini troppo angusti di una condizione che ci frena, ci umilia e rischia di paralizzare non solo la fantasia, ma anche il quotidiano vivere”.

Il risultato è di grande interesse per chi opera professionalmente nel mondo dell’handicap, ma si legge come una storia, la storia di una scelta di civiltà: quella che, sul finire degli anni 70 del secolo scorso, portò Emma Rossi e la sua équipe all’interno del Servizio Minori di San Marino ad affermare la dignità della persona indipendentemente dal suo stato di salute fisica e mentale, facendone un cittadino, titolare di diritti al pari di tutti gli altri e non un “incapace” da assistere.

Ma il lavoro, lo studio, le pubblicazioni non le bastano.

Forse per indole, forse per l’aria che ha respirato in casa fin da piccola, forse perché quelli sono gli anni del femminismo e delle grandi passioni politiche, Emma non vuole essere solo spettatrice degli avvenimenti che le accadono intorno. Comincia giovanissima il suo impegno civile nelle file del Sindacato, frequenta non senza tensioni gli ambienti della sinistra estrema, intellettuale ed ideologica, ma è solo nel 1983 che la politica, con la quale aveva imparato a convivere fin da bambina, diventa qualcosa di più che discussione teorica.

Emma accetta la candidatura offertale dal Partito Socialista Unitario alle elezioni politiche ed è eletta in Consiglio Grande e Generale (Parlamento). Subito dopo viene chiamata a far parte del Governo come Segretario di Stato (Ministro) alla Sanità.

Inizia così l’impegno politico e istituzionale. che non lascerà più. In pochissimo tempo diventa dirigente del Partito Socialista e leader, fra i più popolari e stimati, della sinistra riformista sammarinese.

Si distingue per autonomia di posizioni, per intraprendenza, per coraggio e lungimiranza politica, per concretezza nell’affrontare e risolvere i problemi. Partecipa con passione al dibattito interno alla sua area politica, convinta che si debba por fine alla frammentazione per dare vita ad una grande forza riformista e democratica. Discute, ragiona, scrive articoli e manifesti programmatici, pronuncia discorsi che infiammano gli animi, litiga e poi fa pace, smussa angoli e costruisce intese, instancabile e travolgente, fino alla nascita del Partito dei Socialisti e dei Democratici. E, nel febbraio 2003 al primo Congresso del Partito dei Democratici per il quale si era tanto spesa, già malata, racconta: “…Vengo da una famiglia di socialisti un po’ mangiapreti, un po’ romantici, ma anche molto attenti alle domande dello spirito. Ho avuto l’avventura, l’ostinazione e forse anche il destino o, se volete, la follia di attraversare la lunga strada che viaggia tutta interna alla sinistra, cominciando da quella più estrema…Se mi chiedessero oggi: perché sei di sinistra?…Rispondo: non è perché qui è la perfezione, non è perché è il luogo dove i cattivi sono automaticamente messi al bando e dove i buoni devono passare di fronte alla macchina della verità, ma semplicemente perché questa è la mia famiglia, qui ho le mie radici, qui ci sono i miei compagni, quelli che ho apprezzato, quelli che ho criticato, quelli con i quali mi sono battuta; i compagni che avrei voluto vedere al vertice e i compagni che invece desidererei cedessero il passo al rinnovamento…”. Quel discorso, che è anche il suo testamento politico, è rimasto scolpito nella mente di chi l’ha ascoltata, come sulla pietra.

Ministro della Repubblica per cinque volte, ebbe modo di cimentarsi in settori completamente diversi uno dall’altro: dalla Sanità alla Pubblica Istruzione, dall’Ambiente alla Giustizia, agli Affari Interni e sempre con un’irrefrenabile capacità di innovare e di fare e molte fra le più significative riforme, varate a San Marino in quegli anni, portano la sua firma.

Ma non si può raccontare di Emma Rossi senza trattare di emancipazione femminile, così si definiva negli anni ’70 e ’80 la parità di diritti tra donne e uomini o la parità di genere, come si dice oggi. E stato per lei, davvero, l’impegno di una vita!

Emma ha cominciato ad occuparsene da quando ha avuto l’età della ragione e, già poco più che ventenne, era diventata una leader dell’Unione Donne Sammarinesi. Del resto erano quelli gli anni in cui – come lei stessa racconta – “ il potere maschile era ritenuto non meno pesante e infido di quello dei partiti, quindi la regola aurea era: separatismo e insubordinazione”.

Per le donne di San Marino, che avevano conquistato il diritto di voto molto in ritardo e per così dire “in due tempi”, prima il diritto all’elettorato attivo nel 1960 e solo nel 1973 il diritto all’elettorato passivo, emancipazione significava parità di diritti sul lavoro, mense, asili nido e scuola a tempo pieno, divorzio e riforma del diritto di famiglia e, soprattutto, diritto al mantenimento della propria cittadinanza in caso di matrimonio con un cittadino straniero.

La questione era centrale perché i matrimoni con cittadini esteri erano piuttosto frequenti e, nel caso si trattasse di forestieri non residenti, le donne non solo venivano automaticamente private della cittadinanza d’origine, ma costrette a risiedere fuori confine e obbligate a lasciare il lavoro e a vendere la casa, i beni immobili posseduti o ereditati, perché impossibilitate ad intestarseli. Straniere per il Paese nel quale erano nate e cresciute, figlie ripudiate.

Si trattava di una discriminazione resa ancora più insopportabile dal contestuale diritto, riconosciuto alle donne straniere, di essere automaticamente iscritte nei registri della cittadinanza all’atto del matrimonio con cittadino sammarinese, acquistando di conseguenza tutti i diritti civili, sociali e lavorativi.

La battaglia delle donne sammarinesi per vedere riconosciuto il loro legittimo diritto a restare figlie della loro terra fu lunga e difficile. Il primo referendum nella storia della Repubblica venne indetto proprio su questa questione nel 1982 e le donne ne uscirono pesantemente sconfitte.

Nel 1984 finalmente arriva la legge che consente alle donne di restare sammarinesi in caso sposino un cittadino di altra nazionalità ed Emma nel suo discorso in Parlamento così si esprime: “…questa è una legge che dimostra che il nostro Paese, i nostri uomini sono capaci di dire di sì, sono capaci di riconoscere alla donna una sua dignità, una sua esistenza sociale…”.

Per arrivare a conquistare il diritto a trasmettere la propria cittadinanza ai figli, quel diritto che gli uomini hanno sempre avuto, le madri sammarinesi dovranno aspettare il 2000 e perché questo diritto sia affermato pienamente, senza limitazioni rispetto ai padri, si dovrà aspettare il 2004, quando ormai Emma non c’è più.

Di qui, forse, da questo retroterra di discriminazioni superate solo con grande sofferenza e a costo di cocenti delusioni, dalla consapevolezza di quanto lunga e faticosa fosse ancora la strada verso la parità effettiva con l’altro sesso, viene la dedica con cui si apre questo romanzo “Alle donne del mio Paese che non si rassegnano ma sanno sorridere”.

In questa dedica c’è la tenacia della combattente che non si rassegna alla ingiusta condizione presente e non molla, ma c’è anche, allo stesso tempo, la consapevolezza atavica che la vita va vissuta senza perdere fiducia nel mondo che ci circonda e cogliendo ciò che di buono sa offrirci.

Pensione Paradiso è il primo e anche l’unico romanzo di Emma Rossi. Pubblicato nel 1984, presentato al pubblico sammarinese il 14 dicembre alla presenza della scrittrice Joyce Lussu, autrice della postfazione, è una storia di donne dedicata alle donne. Si nutre del clima, della cultura, delle speranze, dei problemi, delle letture di allora eppure, rileggendolo oggi, dopo 30 anni, non ha perduto di significato né di intensità.

La Pensione Paradiso è un’isola delle donne, scrive Joyce Lussu. Un’isola in cui c’è confidenza, complicità, solidarietà, un po’ come ne “L’albergo delle donne tristi” di Marcela Serrano, la scrittrice cilena che di Emma è coetanea. Ricordi e speranze, desideri e delusioni, sentimenti ed emozioni si intrecciano tra passato, presente e futuro attraverso le parole condivise, gli sguardi e i silenzi di donne tanto diverse e tanto simili tra loro. Letizia ed Elvira, Chiara e Veronica, Viola ed Elisa sono le protagoniste di storie comuni, ma emblematiche, che raccontano di difficoltà, di paure, di dubbi veri, presenti, vissuti dalle donne di ieri e di oggi.

La decisione di rieditare questo romanzo ha una ragione affettiva, dettata dalla volontà di esaudire un desiderio che Emma aveva espresso e non ha realizzato. Ma c’è anche un’altra ragione che nasce dalla convinzione che le idee, come le parole, continuano a vivere e che: “Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri, di cellule e di neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori… Una donna è la storia del suo paese, della sua gente. Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinché lei potesse nascere” (Marcela Serrano)

Una storia che parla al cuore delle donne e degli uomini e che vale la pena raccontare.

 

Patrizia Busignani

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